IN THE MORNING YOU ALWAYS COME BACK

Cesare Pavese dixit




Pathos (I) e Gli occhi (di Modigliani)















Medée
, A. Mucha.



make me space



Gerhard Richter, Abstraktes Bild, 2000


make me space when it hurts,
let me cross the in-between space before the dark.
make me space just before it comes, the unnamed.
I'll not sit and witness, I'll dissolve in that glimpse of it,
alien to me, forbidden to the useless stranger.
I'll get soaked and drenched and drowned and you,
dissolving and receding calmly, you'll keep quiet.
I, fully awake on the unbearable surface
of your initial terror,
our burning tremor whirling up my axes.
I, eyes wide open and then blind
to the map of your successive country.
does it snow?
no more pedestrian lights,
no more the loud, yelling sound of traffic.
make me space on the verge of loss,
be aware of my holding my breath,
looking at the train that goes,
ignoring me, forlorn, forsaken.
while I adjust the plastic band,
stubbornly, around my forearm,
pulling with my teeth like this addict I'm,
praying to get the pang
triggered
by the unerring syringe of perplexity.



Carlos de Rokha, e la fatalità delle donne (I)


JULIETA O LA CLAVE DE LOS SUEÑOS








*



U
na mujer de champagne me llama desde un sueño
Donde ella con sus ojos me pervierte
Deliciosa es fascinante
Adorable envenenada
Sobre la boca una mancha más negra
Ese gesto que marca sus pasos
De bella condenada a las habitaciones

El Océano en sus manos renueva sus espejos
La vida que yo amo es ésta entre sus brazos.

Carlos de Rokha


*Il bacio della sfinge, Franz Von Stuck

Roberto Bolaño, Sette poemi brevi; poema I

I

Cade febbre come neve
Neve di occhi verdi.

R. Bolaño

I


Cae fiebre como nieve
Nieve de ojos verdes.
R. Bolaño

"E non ho amato mai tanto la vita...!"




Sandro Penna

Era la mia città, la città vuota
all'alba, piena di un mio desiderio.
Ma il mio canto d'amore, il mio più vero
era per gli altri una canzone ignota.

[1938-1955]


























A. Modigliani, Ritratto di donna con cravatta nera, 1917

G. Ungaretti, Tutto ho perduto

Tutto ho perduto dell'infanzia
E non potrò mai più
Smemorarmi in un grido.

L'infanzia ho sotterrato
Nel fondo delle notti
E ora, spada invisibile,
Mi separa da tutto.

Di me rammento che esultavo amandoti,
Ed eccomi perduto
In infinito delle notti.

Disperazione che incessante aumenta
La vita non mi è più,
Arrestata in fondo alla gola,
Che una roccia di gridi.


Salvatore Quasimodo

THANATOS ATHANATOS


E dovremo dunque negarti, Dio
dei tumori, Dio del fiore vivo,
e cominciare con un no all'oscura
pietra «io sono», e consentire alla morte
e su ogni tomba scrivere la sola
nostra certezza: «thànatos athànatos»?
Senza un nome che ricordi i sogni
le lacrime i furori di quest'uomo
sconfitto da domande ancora aperte?
Il nostro dialogo muta; diventa
ora possibile l'assurdo.
Là
oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi
vigila la potenza delle foglie,
vero è il fiume che preme sulle rive.
La vita non è sogno. Vero l'uomo
e il suo pianto geloso del silenzio.
Dio del silenzio, apri la solitudine.



L'ORIGINE DEL COSMO

L'ORIGINE DEL COSMO
YVES KLEIN

VERRÀ LA MORTE E AVRÀ I TUOI OCCHI


C. Pavese dixit